Gli Anticicloni

ANTICICLONI : ( tratto da Wikipedia )

Zona di alta pressione evidenziata da un buco circondato da nubi dove è presente subsidenza atmosferica

In meteorologia gli anticicloni sono zone di alta pressione sulla superficie terrestre a forma circolare o ellittica, che causano modeste variazioni dei parametri meteorologici contrapposte invece alle zone cicloniche o zone di bassa pressione. Al loro interno i venti sono deboli, spesso a regime di brezza, e soffiano in senso orario nell’emisfero boreale e antiorario in quello australe.[1]

L’aria essendo pesante, si comprime, si riscalda e diventa più secca (fenomeno detto subsidenza atmosferica), dissolvendo spesso le nubi. In presenza di un anticiclone, però, durante l’inverno possono formarsi nebbie o foschie a causa delle inversioni termiche nei pressi del suolo, mentre durante l’estate il forte riscaldamento del suolo può causare la formazione improvvisa di cumulonembi con i conseguenti temporali di calore.

ANTICICLONI DINAMICI :

Gli anticicloni dinamici sono legati alla circolazione generale dell’atmosfera ed interessano i tropici in tutte le stagioni.

Sono caldi, occupano l’intera troposfera e, specialmente d’inverno, possono stazionare per settimane sulla stessa zona (anticicloni di blocco), impedendo l’ingresso delle perturbazioni, che vengono deviate lungo i bordi settentrionali o meridionali del sistema anticiclonico.

Un tipico esempio dell’emisfero boreale è dato dall’anticiclone delle Azzorre, che riveste grande importanza nell’evoluzione meteorologica europea. Mentre d’estate esso può arrivare ad occupare l’intero bacino del Mediterraneo, apportando condizioni prolungate di bel tempo, d’inverno si ritira in genere nei suoi luoghi di origine consentendo, perciò, alle perturbazioni atlantiche di giungere sino al Mar Mediterraneo. Nelle stagioni intermedie, invece, l’anticiclone delle Azzorre si sposta continuamente, determinando tempo molto variabile.
Un altro importante anticiclone che condiziona la scena meteorologica mediterranea è l’anticiclone subtropicale africano che staziona in modo permanente nell’Africa sahariana ma può risalire verso nord nei mesi estivi, portando temperature elevatissime nelle zone pianeggianti interne dei paesi dell’Europa meridionale, a seguito della formazione della lacuna barica iberico-marocchina nell’Oceano Atlantico tra le Canarie, il Marocco e la Penisola iberica.

Un’altra importante area di alta pressione dinamica che influenza il clima italiano ed europeo è l’anticiclone scandinavo, che si forma soprattutto nei mesi invernali nell’Europa settentrionale, originando dall’estrema espansione nord-orientale dell’anticiclone delle Azzorre (sospinto verso il Circolo Polare Artico) a seguito della formazione di una lacuna barica nel Mare del Nord: questa area di alta pressione determina discese di aria fredda verso l’Europa centro-orientale e meridionale.
L’anticiclone balcanico viene a formarsi sulla penisola balcanica, soprattutto nelle stagioni intermedie, come espansione nord-orientale dell’anticiclone subtropicale africano, da cui può anche isolarsi e rendersi autonomo, andando così a formare una struttura di alta pressione di blocco.

ANTICICLONI TERMICI :

Gli anticicloni termici occupano le aree più fredde della Terra, come i Poli e d’inverno la Siberia, e a causa della loro grande estensione si muovono molto lentamente. Ad altitudine di 4000-5000 metri circa, però, essi sono sostituiti da cicloni o depressioni, poiché la pressione atmosferica diminuisce più rapidamente nell’aria fredda che nell’aria calda per effetto della compensazione barica.

Nei mesi invernali, il clima dell’Europa, soprattutto quella settentrionale e centro-orientale, è fortemente condizionato dall’espansione sud-occidentale dell’anticiclone russo-siberiano, mentre sulla Groenlandia è frequente la formazione dell’anticiclone groenlandese.

ANTICICLONI MOBILI :

Gli anticicloni mobili o di chiusura si vengono a formare fra due depressioni e sono prodotti dall’afflusso di masse d’aria fredda. Al contrario degli altri anticicloni, questi sono interessati da venti forti e sono molto piccoli, per cui si spostano rapidamente, provocando un miglioramento del tempo in uno preciso luogo soltanto temporaneo (1 o 2 giorni al massimo).
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ANTICICLONE DELLE AZZORRE :

L’anticiclone delle Azzorre è un’area di alta pressione di origine subtropicale oceanica, generalmente sempre presente sull’oceano Atlantico settentrionale con il suo massimo di pressione atmosferica mediamente in prossimità delle omonime isole. La sua origine deriva dalla circolazione atmosferica stessa che produce in corrispondenza di tali latitudini una fascia di alte pressioni semi-permanenti su ciascun emisfero come risultato della subsidenza atmosferica della Cella di Hadley intertropicale.

INFLUENZE METEOROLOGICHE :

Questa area di alta pressione, in base ai suoi spostamenti e alle sue espansioni, condiziona la scena meteorologica dell’intero continente europeo a scala sinottica. L’anticiclone, infatti, può espandersi sia in senso meridiano verso il Mediterraneo che in senso latitudinale spingendosi verso il circolo polare artico, in stretta relazione con gli spostamenti della depressione d’Islanda.

Nella stagione estiva, l’anticiclone può espandersi verso est interessando tutto il bacino del Mediterraneo, gran parte dell’Europa continentale e la parte meridionale dell’Inghilterra, anche se con molta minore frequenza rispetto agli anni Sessanta – Settanta, quando costituiva sicuramente la figura barica dominante dell’estate anche sull’Italia, mentre ora è generalmente rimpiazzato dall’anticiclone subtropicale africano. Il suo bordo meridionale spesso si fonde con l’anticiclone subtropicale africano che, a periodi alterni, si spinge verso nord interessando l’Europa meridionale e generando ondate di calore. In questa situazione, le condizioni atmosferiche risultano stabili con situazioni di caldo moderato e persistente in gran parte dell’Europa centro-meridionale, dove però possono verificarsi locali fenomeni temporaleschi termoconvettivi ad evoluzione diurna quando in quota transita aria fredda che, scontrandosi con l’aria calda che si solleva a seguito dell’intenso riscaldamento, produce intensa convezione.

Il bordo settentrionale e quello orientale dell’anticiclone risultano maggiormente insidiabili dalle perturbazioni atlantiche che vengono convogliate verso il continente europeo dalla depressione d’Islanda, tendendo a muoversi da nord-ovest verso sud-est. Le zone che risultano essere pertanto maggiormente influenzate dalla variabilità meteorologica dovuta al transito delle perturbazioni sono le isole britanniche, la parte centro-settentrionale dell’Europa continentale, l’arco alpino, l’Italia settentrionale, il medio-alto versante adriatico e la penisola balcanica centro-settentrionale.

Al contrario, la penisola iberica, la Francia meridionale, la fascia costiera ligure, le Baleari, la Corsica, la Sardegna, la Sicilia, la fascia costiera della Maremma grossetana e della Maremma laziale, le estreme zone meridionali dell’Italia, la Grecia e tutta l’Africa settentrionale risultano interessate in modo persistente, eccezion fatta per la stagione invernale – nella quale il flusso perturbato atlantico interessa regolarmente anche queste aree, dall’anticiclone delle Azzorre, oppure dall’anticiclone subtropicale africano; questi due anticicloni spesso si intersecano tra loro proprio in queste posizioni; consegue per tutte queste aree un clima estivo caratterizzato da siccità prolungata e da condizioni strutturali di aridità. Eccezionalmente, si sono verificate però stagioni estive in cui l’anticiclone, anziché entrare nel Mediterraneo, ha assunto in modo persistente un’estensione in senso meridiano, come nel 1975, 1976, 1989 e 2002, con la formazione di un quasi persistente anticiclone scandinavo, in continuo ricongiungimento con quello delle Azzorre, che in quegli anni ha determinato stabilità atmosferica e siccità in Scandinavia e nell’Europa settentrionale, mentre forti temporali e piogge abbondanti colpivano l’Europa meridionale e l’intero bacino del Mediterraneo.

Durante i periodi prolungati di tempo stabile, è riconoscibile la presenza dell’azione stabilizzante dell’anticiclone delle Azzorre quando si verifica un moderato sviluppo di nubi cumuliformi ad evoluzione diurna nelle zone interne, più accentuato sui rilievi collinari e montuosi, che risentono delle leggere infiltrazioni in quota che possono penetrare all’interno dell’area di alta pressione, dal bordo settentrionale o da quello orientale che, generalmente, risultano quelli più deboli.

Nelle stagioni intermedie, l’anticiclone delle Azzorre alterna temporanee espansioni simili a quelle della stagione estiva a periodi di completa ritirata nell’oceano Atlantico o disposizioni in senso meridiano verso la Groenlandia, le isole britanniche e la Scandinavia che in entrambi i casi determinano, per l’Europa centro-meridionale e per il bacino del Mediterraneo, condizioni di variabilità, a tratti perturbata.
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Più complessa risulta la stagione invernale, quando l’anticiclone delle Azzorre può sia rimanere in oceano Atlantico, sia posizionarsi in senso meridiano, determinando la formazione dell’anticiclone scandinavo o fondendosi ad alte latitudini con l’anticiclone russo-siberiano che, espandendosi verso sud-ovest, porta venti forti nord-orientali verso il Mediterraneo. In questo caso spesso si formano depressioni sul basso Tirreno, che determinano condizioni di tempo molto perturbato su tutta l’Italia meridionale e sul medio-basso versante Adriatico, dove spesso può nevicare anche in pianura e lungo le coste, mentre in questo scenario l’Italia settentrionale, la Toscana, l’alto Lazio e parte della Sardegna si ritrovano riparate dalle Alpi e dagli Appennini e sono interessate da giornate ventose con cielo sereno e terso. Altre volte, invece, l’alta pressione delle Azzorre riesce ad espandersi per alcuni giorni verso l’Europa e verso il Mediterraneo, garantendo condizioni di stabilità ed assenza di vento, con formazione di nebbie nelle pianure e nelle valli interne.

ANTICICLONE SCANDINAVO :

L’anticiclone scandinavo è una struttura di alta pressione dinamica che si localizza nell’area dell’Europa settentrionale attorno alla Scandinavia (tra il Mare del Nord ed il Mar Baltico), e che rappresenta l’epilogo di certe avanzate anticicloniche verso nord/nord-est dell’Anticiclone delle Azzorre.

COME SI GENERA :

L’anticiclone scandinavo trae origine dal prolungamento dell’anticiclone delle Azzorre, a seguito della sua estensione verso l’Oceano Atlantico settentrionale, il Mare del Nord e la Penisola scandinava fino al Circolo Polare Artico.

Se viene a formarsi una lacuna barica nel Mare del Nord (a ovest della Norvegia o tra le coste norvegesi sud-occidentali e quelle britanniche nord-orientali) durante lo stazionamento dell’alta pressione delle Azzorre nella suddetta configurazione, la possente ed estesa struttura anticiclonica tende a fratturarsi in due distinte aree di alta pressione, stanti appunto le depressioni che “tagliano a metà” la rimonta altopressoria, venendo così a costituirsi un’area “azzorriana” sud-occidentale (la principale, essendo l’area di origine), in ritirata dalle Isole Britanniche verso l’Oceano Atlantico centrale, ed oltre a questa appunto l’anticiclone scandinavo, che si posiziona nell’area scandinava, creando una situazione di blocco altopressorio sull’Europa settentrionale. Una conseguenza frequente di questa stazionarietà consiste nel permanere di particolari condizioni anche in altre aree dell’Europa: ad esempio, in inverno, un anticiclone simile produce molto spesso retrogressioni di aria fredda verso il Mar Mediterraneo, oppure, nelle altre stagioni, provoca molto spesso un periodo, anche prolungato, con condizioni perturbate e ciclogenesi sull’Europa centro-meridionale; l’anticiclone scandinavo, infatti, insediandosi nei luoghi dove abitualmente affluiscono le perturbazioni che si originano dall’Oceano Atlantico settentrionale, fa “scivolare” il getto depressionario verso latitudini anche notevolmente più basse, che spesso – appunto – vanno ad interessare il Mediterraneo con particolare persistenza.

La formazione di questa area anticiclonica dinamica richiama, per certi versi, il fenomeno del cut off delle aree di bassa pressione.
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EFFETTI SUL CLIMA :

L’anticiclone scandinavo si forma, generalmente, nei mesi invernali e, con minore probabilità, in alcuni periodi delle stagioni primaverili ed autunnali; rara, ma non impossibile, una sua presenza durante l’estate.

Nei mesi freddi dell’anno, l’anticiclone scandinavo determina la discesa di aria fredda verso i paesi dell’Europa centro-orientale, da dove entra nel Mediterraneo prevalentemente attraverso la porta della bora, con conseguente diminuzione delle temperature sull’Italia e tempo generalmente nevoso anche a quote molto basse lungo i rilievi alpini settentrionali, lungo il versante appenninico orientale, sulle aree del medio-basso Adriatico e al Sud peninsulare (l’Italia settentrionale e le regioni del medio-alto versante tirrenico vedono generalmente cieli sereni con venti forti del primo quadrante, ossia di provenienza nordoccidentale, con correnti quindi di tramontana e di maestrale).

Nei mesi caldi dell’anno, la presenza dell’anticiclone scandinavo, seppur più rara, determina tempo stabile e temperature molto elevate nell’Europa settentrionale (prossime ai 35 °C di massima ma con elevata escursione termica giornaliera) e la discesa di aria fresca nelle medesime zone dell’Europa centro-orientale e meridionale dove, però, tende ad accentuare i fenomeni temporaleschi termoconvettivi nelle ore pomeridiane e serali, portando moderate e temporanee diminuzioni di temperatura soltanto in concomitanza e nelle aree interessate dalle precipitazioni.

Sia nei mesi freddi che in quelli caldi, risultano minime le probabilità in cui l’aria fredda, sospinta dall’anticiclone scandinavo verso il Mediterraneo, possa entrare attraverso la porta del Rodano. In tal caso si verificherebbe una conseguente ciclogenesi sui mari ad ovest della penisola italiana che determinerebbe nevicate a quote molto basse anche sui versanti occidentali italiani durante la stagione invernali e tempo perturbato con intensi e diffusi rovesci di pioggia nelle altre stagioni.

Quando sussistono particolari condizioni atmosferiche, generalmente all’inizio della primavera, tra l’Anticiclone delle Azzorre vero e proprio e questa promontorio anticiclonico temporaneo, si fa strada un certo flusso perturbato dall’Oceano Atlantico, che da ovest, porta aree di bassa pressione spostarsi dall’oceano alle aree occidentali dell’Europa, dal quale, poi, derivano ciclogenesi nei principali mari europei, Mediterraneo in primis.

ANTICICLONE SUBTROPICALE AFRICANO :

L’anticiclone subtropicale africano o anticiclone nordafricano è un’area anticiclonica dinamica di natura subtropicale continentale, che interessa in modo pressoché permanente tutta l’area dell’Africa settentrionale occupata dal deserto del Sahara, dove garantisce una continua e persistente stabilità atmosferica.

Le sue caratteristiche sono principalmente identificabili negli elevati valori di geopotenziale, soprattutto durante i mesi estivi, mentre la pressione al suolo non presenta valori particolarmente alti, visto che l’area in cui insiste presenta temperature solitamente elevate; anzi, nei mesi estivi sono ricorrenti minimi relativi di pressione al suolo alle quote medio-basse a causa della stazionarietà nei bassi strati di caldissime masse d’aria

DINAMICA ED INFLUENZE METEOROLOGICHE :

Come ogni area di alta pressione, anche l’Anticiclone subtropicale africano possiede i suoi meccanismi dinamici che possono portarlo ad espandersi verso nord, raggiungendo le coste maghrebine. Quando si forma la cosiddetta lacuna barica iberico-marocchina (vale a dire un’area localizzata di bassa pressione) tra le isole Canarie, il Marocco e la Penisola iberica, si innesca un’ulteriore espansione di questa area di alta pressione verso nord che raggiunge così il bacino del Mediterraneo e l’Europa meridionale, dove spesso può fondersi con l’Anticiclone delle Azzorre.
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La risalita verso nord dell’anticiclone subtropicale africano fino al Mediterraneo determina la formazione di un promontorio di alta pressione, comunemente chiamato anche gobba di dromedario. In Europa, questo scenario determina stabilità atmosferica con valori di temperatura molto gradevoli nella stagione invernale (escludendo, oltre ovviamente le aree di montagna, le maggiori zone pianeggianti del Centronord, in particolare la Pianura Padana, a causa delle nebbie che normalmente vengono a formarsi durante i periodi anticiclonici invernali, fino a quote medio-basse), e giornate sempre stabili ma con un po’ di caldo nelle ore centrali della giornata nelle stagioni intermedie. Molto più complesse sono le conseguenze quando questa configurazione si presenta nella stagione estiva. Le correnti calde provenienti dal Sahara, oltre a portare un sensibile aumento delle temperature oltre la media con valori elevatissimi nelle pianure e nelle valli interne grazie all’intensa subsidenza atmosferica che nelle ore diurne riesce a mantenere bassi tassi di umidità; tuttavia attraversando il Mediterraneo le correnti calde si caricano gradualmente di umidità, dando origine a condizioni di caldo afoso lungo le aree costiere, con aumento dei tassi di umidità nelle ore serali e notturne anche nelle zone più interne, con conseguente grosso disagio per tutti i soggetti (ondata di caldo), con livello di rischio molto elevato soprattutto per gli anziani.

Durante la stagione estiva, la presenza stabilizzante dell’anticiclone subtropicale africano, che è sempre accompagnata da elevatissimi valori di altezza geopotenziale, è responsabile dei periodi di stabilità atmosferica diffusa con temperature superiori alla media e valori di umidità relativa diurni piuttosto bassi se non vi è la contemporanea espansione al suolo dell’anticiclone delle Azzorre dalle caratteristiche subtropicali oceaniche. La presenza dell’anticiclone subtropicale africano è riconoscibile dalla pressoché totale assenza di attività cumuliforme nelle zone interne (ammesso che siano assenti alcune infiltrazioni di aria più fresca da nord, la quale può determinare instabilità di tipo temporalesco), per l’elevata stabilizzazione atmosferica che si verifica a tutte le quote, impedendo di fatto infiltrazioni di aria fredda che possano contrastare con il sollevamento dell’aria calda susseguente all’intenso riscaldamento del suolo; in inverno, invece, la sua espansione verso nord è più rara e può determinare la formazione di nubi basse lungo le aree costiere e nelle zone pianeggianti.

ANTICICLONE BALCANICO :

L’anticiclone balcanico è una struttura di alta pressione dinamica che può instaurarsi nell’area corrispondente alla penisola balcanica.

GENESI :

L’anticiclone balcanico può risultare dall’espansione nord-orientale dell’anticiclone subtropicale africano, o essere un’entità a sé stante una volta isolatosi dalla suddetta area anticiclonica subtropicale da cui può trarre origine: in quest’ultimo caso, viene a formarsi un’area di alta pressione di blocco.

La sua formazione è più probabile durante la primavera e l’autunno, anche se non può essere esclusa nelle altre stagioni.

EFFETTI SUL CLIMA :

Stabilità atmosferica sulla penisola balcanica

La formazione dell’anticiclone balcanico crea condizioni di tempo stabile e soleggiato per più giorni nell’area della penisola balcanica e in parte dell’Europa orientale, con temperature atmosferiche superiori a quelle medie per il contributo subtropicale africano.

A ovest della penisola balcanica, può formarsi un’area ciclonica, spesso una goccia d’aria fredda, che tende a rimanere stazionaria fino al suo colmamento: in questo caso l’aumento delle temperature sull’Europa sud-orientale è più sensibile per la risalita più decisa di aria calda da sud.
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sbuffi freddi dai balcani
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In alternativa, si può creare un “corridoio” per il passaggio delle perturbazioni atlantiche che, una volta giunte sul Mediterraneo centrale, possono seguire due strade diverse. Nel primo caso, tendono generalmente a dirigersi verso nord-est se il minimo depressionario che le alimenta si colloca sull’Europa sud-occidentale e l’anticiclone balcanico risulta essere, al contempo, l’estensione nord-orientale dell’anticiclone subtropicale africano. Nel secondo caso, il loro movimento tende ad essere da nord-ovest verso sud-est, fino al Mar Libico e al Mar Egeo, se il centro di bassa pressione è situato in posizione più settentrionale, l’anticiclone balcanico risulta essere un’alta pressione di blocco a seguito del ritiro verso sud dell’anticiclone subtropicale africano e, contemporaneamente, viene a crearsi un altro vortice di bassa pressione sul Mediterraneo sud-orientale.
Maltempo sull’Italia

La formazione di un’area di alta pressione di blocco sulla penisola balcanica risulta molto spesso foriero di perturbazioni per la penisola italiana che, fino ad una successiva rimonta altopressoria, viene a trovarsi esposta al transito di perturbazioni, o agli effetti dell’azione di un’area depressionaria (spesso una goccia d’aria fredda in quota). Spesso infatti, rimonte così estese e persistenti dell’alta pressione africana sull’Est europeo sono proprio originate da depressioni semi-stazionarie sull’Ovest e Centro Europa, perciò queste perturbazioni, oltre ad essere una frequente conseguenza dell’anticiclone balcanico, ne sono proprio la causa.

Se l’anticiclone balcanico rimane fuso all’anticiclone subtropicale africano, l’Italia vede il passaggio di sistemi frontali da sud-ovest verso nord-est che, in base alla posizione della depressione di origine, possono limitarsi ad interessare soltanto le regioni dell’Italia nord-occidentale o scendere anche verso la Sardegna e le regioni del versante tirrenico, per poi trasferirsi verso l’Italia nord-orientale e l’Europa centrale (non proseguono la loro avanzata verso Est proprio per il blocco anticiclonico presente sui Balcani).

ANTICICLONE RUSSO – SIBERIANO :

Con il nome di anticiclone russo-siberiano si indica, in meteorologia e climatologia, una figura di alta pressione termica di natura artica-continentale, che si origina nella stagione invernale nella zona compresa tra Russia (pone il suo “cuore” altopressorio nella Siberia orientale, ma l’anticiclone migra frequentemente nella Russia europea) e Mongolia. Altri territori nei quali si presenta con relativa frequenza sono il Kazakistan (alcune volte anche in paesi limitrofi, su tutti il Tagikistan) e la Cina settentrionale (molto famosa per le minime bassissime invernali, è infatti la regione cinese dello Xinjiang).

DESCRIZIONE ED EFFETTI SUL CLIMA :

La sua genesi è da ricercarsi nel fortissimo raffreddamento subito in inverno da queste terre, data la lontananza dai mari e la scarsissima insolazione (l’intera zona è situata a latitudini piuttosto settentrionali). Con l’arrivo della primavera le condizioni favorevoli alla sua persistenza vengono a mancare, provocando la sua dissoluzione e la sua sostituzione con figure di bassa pressione.

Questa figura anticiclonica determina in maniera preponderante il tempo invernale in una vastissima area del continente eurasiatico: oltre alle zone direttamente interessate, influisce costantemente su tutto l’estremo oriente asiatico (fino a latitudini molto basse) e, più raramente, sull’Europa (specialmente quella orientale) portando tempo molto freddo e generalmente secco; dove le masse d’aria fredda incontrano ostacoli si hanno invece abbondanti nevicate.

I record mondiali di pressione e di temperature minime si riscontrano nelle zone interessate da questa figura pressoria, proprio dovuti all’effetto gelido, ed all’imponenza in campo barico, che questo anticiclone possiede; l’attuale record pressorio mondiale fu appunto osservato in Mongolia il 18 dicembre 2001,[1][2] quando si toccarono i 1.085,6 hPa, mentre il primato del freddo è conteso fra le località jacute di Verchojansk e Ojmjakon, dove il termometro può sprofondare fino a temperature ben inferiori ai 60 °C sotto lo zero, anche se la reale entità dei record raggiunti è controversa.[3][4][5]

Anche sulla parte centro-settentrionale dell’America Settentrionale (Grandi Pianure di Canada e Stati Uniti) si forma una figura analoga; date le minori dimensioni continentali americane, però, questo anticiclone non raggiunge l’importanza del suo omologo eurasiatico.

Il vento che soffia in questi territori, nei quali prevale il bioma della steppa, è denominato Buran; esso spira generalmente all’interno del territorio siberiano, o comunque in territori orientali quali Mongolia e nord della Cina, ma non raramente esso riesce a superare la barriera dei Monti Urali, penetrando quindi nel territorio europeo. È infrequente, comunque, un avanzamento del Buran, che appunto convoglia questa figura anticiclonica, al di là dei Balcani; quando ciò avviene (quasi sempre in gennaio o in febbraio), anche l’Italia può essere interessata da ondate di gelo intenso, più o meno durature, ma quasi sempre foriere di neve e forte freddo, con una bassa umidità relativa. Tra le irruzioni burianiche più rilevanti del Novecento, vanno ricordate quella del febbraio 1929, gennaio e febbraio 1947, Febbraio 1956, gennaio 1963, gennaio 1979, marzo 1987 (quest’ultimo eccezionale per l’insolito vigore dell’anticiclone in un contesto primaverile) e dicembre 1996. Per ora, l’unica “buranata” del Duemila ha costituito l’Ondata di freddo del febbraio 2012.
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11.01.1987 anticiclone russo-siberiano
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ANTICICLONE GROENLANDESE :

L’anticiclone groenlandese è una struttura di alta pressione termica che tende a formarsi sulla Groenlandia, soprattutto nei mesi freddi.
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24 NOV 2010 Anticiclone Groenlandese
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GENESI :

Si tratta di un’anticiclone termico che si viene cioè a creare, soprattutto nel semestre freddo, per le rigidissime temperature che si registrano al suolo, dovute alla vasta estensione degli altopiani ghiacciati che caratterizzano il territorio della Groenlandia.

I valori di pressione che si registrano al livello del mare possono superare anche i 1060 hPa, ma si tratta comunque di un’area di alta pressione relativa al suolo, per le caratteristiche di natura termica che ne determinano la formazione.

Generalmente, pur in presenza della figura dell’anticiclone groenlandese, l’analisi delle altezze geopotenziali a 850 hPa e a 500 hPa dimostra che la circolazione delle masse d’aria in quota non viene minimamente influenzata da questa struttura anticiclonica, lasciando pertanto intatta la capacità di azione del vortice polare e di eventuali strutture cicloniche che vengono a formarsi a nord o a nord-est del Canada: ciò rispecchia il comportamento di tutte le altre strutture di alta pressione termica, tra le quali l’anticiclone russo-siberiano.
Fusione con l’anticiclone delle Azzorre

L’anticiclone groenlandese si distingue da altri anticicloni per una sua maggiore tendenza a stazionare nella sua area d’origine, stazionarietà data soprattutto dal fatto che la Groenlandia è circondata dal mare, che pur essendo molto freddo, difficilmente è secco e gelido al punto da veicolare la struttura barica verso altri territori; tuttavia, questo anticiclone può comunque assumere temporaneamente le caratteristiche di anticiclone dinamico (in grado di influenzare la circolazione delle masse d’aria in quota), soltanto se raggiunto dall’espansione settentrionale dell’anticiclone delle Azzorre, nel caso in cui la sua disposizione in senso meridiano riesca a raggiungere e a fondersi con l’anticiclone groenlandese preesistente al suolo.

L’eventuale fusione delle due diverse strutture anticicloniche, può determinare un afflusso di aria artica marittima e continentale verso l’intero continente europeo (Italia compresa), con conseguente innesco di un’ondata di gelo con repentino abbassamento delle temperature e con possibilità di precipitazioni nevose anche a quote bassissime e pianeggianti. Va ricordato che questo anticiclone differisce, per quanto riguarda l’influsso sull’Europa occidentale, dallo strutturalmente simile anticiclone russo-siberiano; infatti, se quest’ultimo comporta sia semplici afflussi di aria fredda dai quadranti orientali, sia incursioni vere e proprie dell’anticiclone ad ovest, l’Anticiclone groenlandese non raggiunge mai appieno l’Europa continentale, fornendo solo degli impulsi freddi strutturalmente “sganciati” dall’alta pressione vera e propria.

PONTE DI VOEJKOV :

l ponte di Voejkov (traslitterato anche Weikoff) è una figura altopressoria che si instaura per unione di due anticicloni, formando un blocco per alcuni tipi di perturbazioni. Prende il nome dallo scienziato russo Aleksandr Ivanovič Voejkov (in russo cirillico Александр Иванович Воейков).

GENESI :

La formazione del ponte generalmente avviene per dislocazione dell’Anticiclone delle Azzorre e di quello russo-siberiano, che si estendono in direzioni convergenti sino a tangersi, formando così una lingua anticiclonica che a ovest blocca il flusso Atlantico, ed inoltre “seziona” le perturbazioni polari in due rami.
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02 febbraio 2012 ponte di voejkov
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EFFETTI SUL CLIMA :

Questa figura meteorologica pone effetti in qualunque stagione, tuttavia è in inverno che quasi sempre riesce a crearsi, incidendo in modo considerevole sull’aspetto meteorologico europeo. Infatti, il blocco alle perturbazioni atlantiche e la divisione delle perturbazioni polari, fanno sì che la fascia occidentale europea (Italia inclusa) venga colpita da gelidi venti con spesso precipitazioni nevose a quote basse. In Italia è condizione ideale per nevicate a quote bassissime tra l’Adriatico ed il meridione.

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